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Speed Triple full immersion

Tra curve e tornanti con il nostro esperto, Marco Alemanni

Due giorni in sella alla naked della Triumph. Dagli Appennini bolognesi a quelli piacentini tra curve, tornanti e qualche pezzo, purtroppo, diritto. Come l’autostrada che, in moto, è di per sé una situazione poco stimolante e la A1 da Milano a Bologna, con vento molto forte, raffiche irregolari e alla fine anche un po’ di pioggerella non è uno dei momenti più divertenti, soprattutto su una naked che non può offrire alcuna protezione aerodinamica.

Ma la mattina dopo ci aspetta il “circuito” Rivabella – Tolè – Cereglio – Vergato – Grizzana Morandi – Rioveggio – Monzuno – Loiano – Passo della Raticosa – Pianoro il quale, abbinato alla disponibilità dello Speed Triple e agli impegni di lavoro della signora, è un evento assolutamente irrinunciabile; i paesaggi molto belli, centocinquanta chilometri di curve ottimamente assortite, da quelle veloci ai tornanti, l’asfalto gommatissimo e gli spunti gastronomici tipici lo rendono uno dei giri più divertenti. 

A metà mattina si parte e tutto promette bene: sole stupendo, colori da cartolina, temperatura perfetta, poche auto. E sulle prime curve anche lo Speed promette altrettanto bene. Puntuale, molto intuitivo, facilissimo da guidare. Man mano che la strada diventa più impegnativa lo Speed si trasforma in una bellissima sorpresa. Preciso e fluido nelle curve, assolutamente maneggevole e rapido nella piega, agile e leggero nei tornanti stretti e nei cambi di direzione, molto performante. Cose, queste, che ci consentono più volte di passare senza il benché minimo sforzo “oggetti” molto più potenti e corsaioli. Tuttavia siamo in gruppo; il ritmo non è quindi ottimale perché spezzato dalle soste di attesa. Ma il primo giro vola comunque via e, dopo una sapida crescentina stracchino e prosciutto, ci si separa. Ma non siamo per nulla stanchi; decidiamo di ripartire e rifacciamo il giro nell’altro senso. Stavolta la lena è diversa, la cavalleria più sfruttata e la moto molto più sollecitata; ma le positive sensazioni di prima sono tutte confermate, anzi rafforzate dal ritmo nettamente più elevato che esalta il carattere robusto e la guidabilità dello Speed.

Vengono alla luce anche altri elementi di apprezzamento come il sound con il caratteristico gorgheggio, le lucine che accompagnano la lancetta del contagiri, la grande fluidità del motore. Insomma, torniamo a casa molto soddisfatti.

Mattina successiva. Solito, noioso pezzo di autostrada fino a Piacenza ma poi su per la Valtrebbia fino a Bobbio; da qui Passo del Penice, discesa fin quasi a Varzi, risalita al Brallo, ricongiungimento con il Passo del  Penice, discesa dalla parte di Romagnese; poi Zavattarello e tutta la Val di Nizza fino a Ponte Nizza. Un altro bell’assortimento di curve. La confidenza con lo Speed è ormai totale e il feeling assoluto. Guidarlo è una soddisfazione esagerata,  perché lo Speed sembra essere la nostra moto da sempre.

Due giorni pieni in sella, circa 900 chilometri percorsi senza risparmiare l’acceleratore e nessuna stanchezza fisica né psicologica: lo Speed è una naked sportiva veramente sfruttabile. La sua grande agilità è ottimale per l’utilizzo urbano, ma è sui percorsi tortuosi che dimostra il suo vero carattere. 

Ma neanche un difetto? Dal nostro punto di vista, solo estetico. Il copriradiatore che incorpora le frecce non piace per nulla; è forzato, toglie aggressività ed è in contrasto con la “nudità” della linea.

Marco Alemanni

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