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C’è più gusto ad essere italiani

Intervista al velista Vasco Vascotto

C’è un’Italia che vince, soffre, regala emozioni. Nonostante la brutta prova degli Azzurri al Mondiale di Calcio in Sudafrica, ci sono altre discipline che fortunatamente continuano a farci sorridere, a farci sentire orgogliosi di essere italiani. E solo perché sono meno sotto i riflettori rispetto al calcio non vuol dire che assumano minor valore. Non tutti sanno, per esempio, che c’è un italiano che nella sua disciplina ha vinto il maggior numero di titoli mondiali: si tratta di Vasco Vascotto, 40 anni, skipper triestino. Impressionante il suo palmares: 23 titoli italiani, 9 europei e 18 mondiali. In particolare è stato campione del mondo anche nelle classi J24 e Farr 40. Maxi, ORC 670. Ha conquistato 5 volte il Giro d’Italia di vela, l’Admiral’s Cup del 1999 e due bronzi ai Campionati Mondiali Isaf. 8 medaglie al valore sportivo, una partecipazione all’ America’s Cup (2007) 2 volte vincitore Medcup. È tuttora l’italiano che ha vinto più titoli mondiali nella storia della vela. Molti lo ricorderanno a bordo di Mascalzone Latino.

La passione per il mare è nata grazie a mio padre che mi ha messo in barca fin da piccolo (6 anni, ndr) nel Golfo di Trieste, e pian piano da semplice passione è diventato qualcosa di più – racconta Vascotto in esclusiva a LuxSport -. La mia carriera è iniziata, come per tutti i bambini, con un Optimis, barca per principianti. Come tutti i ragazzi di quell’età ero combattuto tra sport più ‘famosi’, come il calcio, e la vela, ma i primi risultati mi hanno fatto propendere per quest’ultimo. Sono dunque passato alla Classe Olimpica, poi sono arrivati i Mondiali: una tappa fondamentale è stata l’ingresso nella Marina Militare, sezione velica. Da lì ho preso il timone di imbarcazioni via via sempre più importanti, fino ai primi ingaggi sulle barche d’altura”.

È l’italiano che ha vinto più titoli mondiali nella storia della vela: come si arriva a un traguardo così prestigioso?
Diciamo che non guardo molto le statistiche, certo vincere 17 titoli mondiali è un piccolo record, così come i 23 italiani e i 9 europei, ma sono risultati che fanno parte del passato: io guardo sempre avanti e a quello che posso ancora conquistare. Per esempio, ho appena vinto il titolo mondiale Farr 40 e l’obiettivo è riconfermarsi il prossimo anno a Sidney, senza dimenticare altre regate importanti come i mondiali Maxi (settembre, Porto Cervo) o Atp 52, una sorta di circuito della miglior vela mondiale.
Per raggiungere tali risultati ci vuole tanta umiltà, imparare dalle persone che si hanno intorno, apprendere il più possibile dai professionisti con cui si ha la fortuna di navigare, avere sempre qualcosa da imparare e rimettersi sempre in discussione. La vela è uno sport che non permette mai di rilassarsi. Può arrivare uno sconosciuto qualunque che trova il vento giusto e ti arriva davanti: non bisogna mai alzare la cresta. Io sono stato facilitato dal fatto di nascere a Trieste, qui la vela è lo sport cittadino e da piccoli ci sono tanti miti da poter emulare.

Cosa ama fare nel tempo libero?
Sono una persona normale amante dello sport, mi piace leggere un libro o un buon giornale sportivo, che non manca mai, o dilettarmi con il calcio o il basket. Cose normalissime come stare a casa con amici, parenti o la mia fidanzata. Passare il tempo con le persone più importanti che si possano avere accanto.

Le sue passioni al di là della nautica?
Amo tutto lo sport italiano e faccio il tifo per tutti i connazionali che portano lustro al Paese.

Lei tifa Triestina e Inter: storie opposte quest’anno; cosa si augura per la prossima stagione?
La squadra della mia città è retrocessa in Lega Pro nonostante avesse tutti i conti a posto mentre magari qualcuno si è salvato pur non essendo in regola. È una delle cose che mi fanno arrabbiare, non amo i furbi, non mi piace chi allestisce grandi squadre per essere promosso o salvarsi per poi indebitarsi, penalizzando chi invece cerca di guardare ai bilanci. Se la Triestina è retrocessa per salvaguardare i bilanci mi reputo comunque orgoglioso di tifare per questa società; ma penso comunque che i calciatori avrebbero potuto dare di più, chi è sceso in campo non si è espresso come avrebbe potuto. E avrei da ridire anche sugli allenatori: tra tutti quelli che si sono alternati a Trieste non me ne è piaciuto neanche uno. Ma la giustizia farà il suo corso, so che diverse società non si iscriveranno al campionato e noi potremmo prendere il loro posto, un ripescaggio giusto per chi ha rispettato le regole.
L’Inter è invece un tifo che mi porto dentro fin da bambino, quando ammiravo Carletto Muraro, Beccalossi, Facchetti o Domenghini. Adesso i colori mi sono rimasti nel cuore ma preferirei vedere una squadra più italiana, con meno stranieri, magari valorizzando i giovani di qualità come Balotelli o Santon. Spero venga dato maggiore spazio ai giovani del nostro vivaio e al nostro movimento calcistico.

Qual è il collega che ammira maggiormente?
Ce ne sono tanti a partire dai miei maestri, come Tommaso Chieffi, Roberto Bertocchi, Claudio de Marchis, ognuno di loro mi ha dato qualcosa e ognuno ha per me un significato particolare. Tra i campioni attuali mi piace il neozelandese Ray Davies o l’italiano Francesco Bruni, non ancora affermato ma che può dare tanto secondo me. Al contempo faccio il tifo, come dicevo, per tutti i velisti italiani, tutti quelli che possono portare in alto il nostro Paese.

La sportiva secondo lei più elegante?
Sono legato in modo particolare alle ragazze della Canottieri Aniene, se devo fare un nome posso dire che ammiro molto la nuotatrice Federica Pellegrini e la velista Alessandra Sensini.

Il lusso di cui ama circondarsi?…
Cose semplici: un buon caffè macchiato, che qui a Trieste chiamiamo Cappuccino, un quotidiano sportivo, un bicchiere di vino. Tutte cose che possono assumere una connotazione di “lusso” se fanno sorridere le nostre giornate. Abbigliamento? Non tanto ricercato, mi piace essere in ordine ma posso sentirmi a mio agio anche solo in costume. La personalità è più importante degli abiti che si indossano.

Domenico Fabbricini

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